La casa di Oz, che ospita i bimbi malati ma anche mamma e papà

Ogni appartamento ha un colore: giallo, arancione, rosso, blu. Poi c’è la stanza della quiet, la sal soft e la biblioteca, la stanza dei giochi, la cucina e lo spazio autonomia.

Questa è la Casa di Oz, una casa vera, ma anche una casa speciale, per permettere alle famiglie diu rimanere unite nella malattia. Per regalare un angolo di quotidianità a chi è costretto a lunghi mesi di cure in ospedale. Perchè anche la quotidianità fa parte della cura. L’ha fondata Enrica Baricco, a Torino sulle rive del Po. Ci si può arrivare in auto ma anche in bici.

Mai fermarsi davanti alle sfide, alla Casa di Oz la rispostav è sempre: Qui si può fare.

CasaOz è  una casa diurna per i bambini malati e per le loro famiglie. Un luogo in cui trovare riposo e ristoro, dove leggere, chiacchierare, condividere gioie, conquiste, progetti.

Qui i bambini che affrontano la malattia possono trovare uno spazio sereno in compagnia delle loro famiglie e fare cose normali: sedersi per terra e giocare,  fare merenda, lavarsi i capelli in tranquillità. Piccole cose, che diventano importanti, quando si è impegnati tutto il giorno a lottare contro malattie troppo grandi.

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L’associazione CasaOz Onlus nasce nel 2005  da un gruppo di persone di Torino che hanno scelto di mettersi a disposizione delle famiglie in cui vi sia un bambino malato.

Nel 2007 l’associazione inizia a operare in uno spazio dato in concessione dal Comune di Torino presso il Villaggio Olimpico.  Ma arriva lo sfratto. Erica Baricco, che ha una bimba malata e sa cosa è il calvario per una famiglia che deve affrotnare mesi di cure in ospedale, non si arrende.”Non volevo arrendermi – racconta Erica – Volevo trovare una nuova casa, anche se tutti mi dicevano che era una follia”.

E così Erica trova prima un terreno abbandonato del Comune, poi uno sponsor, la fondazione Enel Cuore, poi aziende come Ikea e Lego che regalano giochi e arredi e, lenta, determinata, semrpe ottimista  nel 2010  trasferisce  CasaOz nella nuova sede di corso Moncalieri 262, sulle  rive del Po, nel parco dedicato a Gianni Rodari.

Dal 2007 a oggi dalla Casa di Oz, dove lavorano 14 persone e 96 volontari, sono passate 1700 persone, perchè oltre la’ccoglienza ci soni  i camp iestivi, i progetti sull’autismo, l’orto. Negli appartementi con i nomi dei colori, sono ospitate 4 famiglie con i bimbi ricoverati negli ospedali torinesi e arrivano da tutto il mondo.

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E nel 2014 nel centro di Torino è nato anche I magazzini di Oz, un posto bello dove si può pranzare e cenare, studiare, comrpare un libro o semplicemente stare. Tutti i ricavati de “I magazzini” vanno alla Casa.

Anche quando fai volontariato cevi cercare la bellezza – dice Erica Baricco – e devi saper gestire un’impresa con spirito imprenditoriale.

Perchè si Chaiam Casa di Oz? Nel racconto Il mago di Oz di L. Frank Baum, il viaggio della bambina attraverso terre, colori, animali e personaggi misteriosi è, per noi, metafora della malattia in cui si alternano i sentimenti più vari e contrapposti.  “In CasaOz ci proponiamo di ricomporre l’eterogeneità di questi stati d’animo, anche attraverso un dialogo costruttivo con gli operatori coinvolti dell’ente ospedaliero – racocnta Erica Buongiono – Dalla frammentarietà e dal disorientamento della diagnosi e della relativa prognosi vorremmo aiutare la famiglia a ritrovare, insieme ai professionisti dell’ospedale e del territorio, un nuovo equilibrio che riteniamo possibile nonostante la malattia e che consente di fronteggiarla meglio: è questo il nostro lieto fine”.

Per sostenera Casa diOz: clicca qui.

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Cosa offre Casa di Oz?

  • un punto di sosta e di accoglienza per i bambini ammalati e le loro famiglie
  •  un luogo di socializzazione fra le famiglie e fra i bambini
  •   una serie attività educative e ludiche che vanno dal sostegno scolastico e di doposcuola, a laboratori per piccoli e grandi, a giochi e momenti di svago insieme e a gite dentro e fuori porta
  •   un orientamento e un supporto nel disbrigo degli adempimenti burocratici connessi alla situazione di malattia;
  •  tante sinergie con strutture sanitarie o associative già esistenti al fine di superare la solitudine ingenerata dalla malattia, favorendo la comunicazione fra le famiglie e gli enti che hanno in carico il bambino.

Tutte le infomazioni: qui

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